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	<title>Regularity &#8211; Fragments of Beauty</title>
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	<description>Typeface Works and Essays</description>
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	<title>Regularity &#8211; Fragments of Beauty</title>
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		<title>L’Indifferenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 08:08:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
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					<description><![CDATA[Accadeva, però, che queste ragazze o donne non mi dicessero nulla per un bel po’,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">A</span>ccadeva,</span> però, che queste ragazze o donne non mi dicessero nulla per un bel po’, che non mi gettassero in questa turbolenza inebriante, che io stessi davanti a loro quasi con indifferenza. Sicuramente la causa era la mia condizione, anche se stavo bene fisicamente: una mancanza di <a href="https://frammenti.stefanseifert.com/tag/inspiration/">#ispirazione</a>, per cui le apprezzavo più che per la loro presenza effettiva (che nella maggior parte dei casi era in realtà una mancanza, cioè una sofferenza) per una certa «colorazione» astratta che davano alla mia vita. Per esempio, quando una rivista sulla mia scrivania, quasi completamente coperta dai miei manoscritti e dalle stampe delle lettere, rivelava solo una piccola parte del suo titolo, e io ero deliziato dalle gambe di donna che vi apparivano nella linea triangolare lasciata libera dalle carte sovrapposte, più che dalla loro forma come doveva essere in natura, dalla loro estensione nella prospettiva interrotta sulla carta: il modo in cui erano «drappeggiate» <em>per me</em> tra i vari risultati del mio lavoro. Una dolce ma temporanea vittoria della sublimazione! (Una tregua forse simile a quella di un generale che, per un momento di calma in cui assapora la vittoria in battaglia, ha dimenticato il lavoro sanguinoso che potrebbe costargli la vita il giorno dopo).</p>
<p>Ma prima di tutto, questo mio stato passivo serviva loro come quei cartoncini bianchi che i fotografi usano per rifrangere le ombre più nitide sulla superficie di un oggetto: Rendeva la loro bellezza più piatta e regolare rispetto allo sfondo. O come a volte accade che una certa angolazione con cui giro tra le mani i fogli delle stampe dei miei caratteri, uno per uno, attraverso il bianco della carta protettiva sul loro retro, sia sufficiente a cambiare il colore delle lettere su quello successivo, a dare più morbidezza al loro blu indaco e a togliere [&#8216;smorzare&#8217;] certi riflessi troppo profondi e magenta alla fine, riposando più tranquillamente con i loro contorni nello spazio circostante. Così che una bellezza che normalmente mi avrebbe emozionato troppo, di una ragazza molto giovane il cui volto è così simile a quello della <a href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/la-ruota/"><span class="author">#Vodianova</span></a>, mi ha rassicurato, ho potuto seguire le tracce della magia che emanava dalle sue palpebre pesanti e angeliche chiuse in un sonno infantile.</p>
<p>E mi viene da pensare che se la bellezza altrui non nasce solo in un’anima rivolta verso l’interno, tendente a ripiegarsi su se stessa, per dirla «concavamente», almeno il grado della sua morbidezza, i colori che le vengono attribuiti, dipendono in gran parte dallo stato di riflessività in cui quest’anima si trova. […] uno stato in cui tutti i ricordi della mia vita passata sembravano prendere il sopravvento: così come, come sappiamo, una lente oculare abituata alla luce cambia i colori, rendendoli più equilibrati e variegati rifrangendo diversamente i raggi ai bordi dell’iride.</p>
<blockquote><p>Di modo che il <a href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/faccette/">#viso</a> di una fanciulla cambi d’espressione a seconda di che cosa di lei le <span class="quote_emphasize">riflettessimo</span>.</p></blockquote>
<p>E poiché a volte accade che se non ci fissiamo troppo su qualcosa, riusciamo più facilmente a coglierne la vera essenza, un’altra donna seduta di fronte a me mi ha aiutato a dirigere lo sguardo da una parte o dall’altra, in modo che questi piccoli momenti di «distrazione» intermittente sembrassero ammorbidire un po’ i contorni dello sfondo<span class="note">1</span>: come lo sfumato può fare in un dipinto, o come i caratteri racchiudono più abilmente gli spazi in bianco e nero che li circondano attraverso quei bordi vividi creati dal colore che trabocca dalla loro stampa nella carta fatta a mano [la stessa linea vivida, pur ispirata a una tridimensionalità, enfatizzava di più la sua bidimensionalità, simile a quella che staccava il volto della Gioconda dai ripidi pendii] nei libri stampati a piombo.</p>
<blockquote><p>(…) ad accogliere l’immagine di questo arto arcuato: il sacro semicerchio curvo formato dalla sua base sollevata dal letto della scarpa; sul dorso quella massiccia vena blu che spesso attraversa un piede giovane e in pieno vigore in senso orizzontale, descrivendo una linea curva come un getto d’acqua viva che sgorga da una fontana.</p></blockquote>
<p>E infine, avevo bisogno di quel tumulto, di quella vibrante mescolanza: Come una lingua imparata ma non parlata, niente è più utile di una parola che esce dalla bocca di una bella donna per farci sentire ciò che è giusto invece di ciò che stona.</p>
<p>Quel tumulto che altre volte consisteva in un sorriso timidamente abbozzato, nella pelle liscia di un décolleté, nei piedi di varie donne che mi correvano incontro sulle scale della metropolitana; insomma, una massa variopinta di tanti tipi di bellezza, contrappuntata qua e là da spruzzi di colore sparsi nel mezzo come su una tela di <span class="author">Cezanne</span>, azzurri chiari, bianchi, dei vestiti alla moda.</p>
<p>(…) di una ragazza di cui non riuscivo a vedere il volto, l’orecchino di perla che le penzolava dall’orecchio, dello stesso tipo di quello della cosiddetta ragazza fiamminga, era sufficiente a convincermi della sua bellezza<span class="note">2</span> (perché sembra che certi dettagli non permettano di trarre altre conclusioni). Il vestitino bianco a macchie rosse, forse rose, le svolazzava intorno alle cosce, il braccio sinistro libero della borsetta oscillava di lato mentre camminava… Ma i miei occhi sono stati prima attratti dalle sue gambe snelle, da un certo muscolo che non avevo mai visto prima così chiaramente al lato del ginocchio, molto delicato, che disegnava un&#8217;ombra, come a volte la più piccola piega su un foglio di carta che stiamo così attenti a non piegare e sul quale, nonostante tutto, non fossimo riusciti a evitare una pressione di troppo delle dita.</p>
<p>E infine, nulla può competere con ciò che riceviamo quando ci innamoriamo; quando un volto che fino a quel momento ci aveva mostrato solo indifferenza o addirittura ostilità si apre a noi. Conosciamo il tocco dei suoi capelli, il disegno che forma una bocca prima sconosciuta che cambierà quando ci sussurrerà tenerezza. E che emozione ottenere un appuntamento di nascosto…</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>1 – <em>Denn es scheint, das Auge arbeitet in einer merkwürdigen Weise. Es gelingt uns eher eine Sache genauer zu beobachten, je weniger wir uns (unseren Blick) wie in einen Brunnen in sie hineinziehen lassen, was ihre Umrisse über Gebühr zu verstärken drohte. Je undefinierter ihre Kanten sind, desto einfacher ist es dagegen auf Ihrer Oberfläche zu verweilen; eine Technik der sich die alten Meister bedienten im sogenannten </em>Sfumato.</p>
<p>2 – Bellezza alla quale ho dato ancora più importanza dopo aver viaggiato nei paesi del sud, dove i volti delle ragazze, sebbene meno distinti, più accessibili, mi sono sembrati molto meno notevoli. [‘che avevano ugualmente preparato un bagno di giovinezza per me’]  <a class="read more" style="border: none;" href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/italian-beauty/"><i class="fa fa-caret-right"></i> <em>Italian Beauty</em></a> [Italian language]
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		<title>Degno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Aug 2017 17:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Passion]]></category>
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					<description><![CDATA[Talmente le loro figure ci sembrano divine che più che farci pena non poter stringerle...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Talmente le loro figure ci sembrano divine che più che farci pena non poter stringerle nelle nostre braccia, accarezzarne i capelli luccicanti, ammirarne i denti regolari, ci ferisce profondamente vederle nelle mani di qualcun’altro che ci immaginiamo non degno del suo amore.</p></blockquote>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>«<em>Forgive me if I flip my face of passion</em>»<br />
<span class="author" style="color: #000; padding-left: 15px;"><span class="long_slash">–</span> Talk Talk, <span class="fountain"><em>Why is it so hard?</em></span>, 1984</p>
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		<title>Generalità – Eccelso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2017 06:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Detail]]></category>
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					<description><![CDATA[Spesso quei particolari sembra che appartenessero a due categorie diverse, una dualità intrinseca nel loro...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">S</span>pesso</span> quei particolari sembra che appartenessero a due categorie diverse, una dualità intrinseca nel loro essere femmine. Una volta osservai in un ginocchio che si potrebbe tranquillamente chiamar di forma «comune» una scena commovente, cioè vidi la pelle bianca che si stagliava scintillante contro la superficie spessa, nera, di una calza di lana. Quel premere della carne mi dava l’idea come di germogli primaverili che sotto gli strati di terreno ancora ghiacciato si preparassero a irrompere, per finalmente ricevere le tenerezze dei raggi del sole. Quella scena rimandava a qualcosa di misterioso, ma altrettanto più <em>generale</em>, di ‘comune’ al sesso femminile.</p>
<p>L’altra categoria, alla prima apparenza più elevata, più rara, la potei intravedere nel dito maggiore della mano di una fanciulla. L’ultimo segmento di quel dito, coronato da un’unghia con lo smalto lucente, trasparente, declinava verso la sua fine, appiattendosi<span class="note">1</span> (al contempo del suo farsi più stretto ai lati) nel modo in cui il <span class="author">Raffaello</span> usava dipingere il finale dei piedi delle Madonne: cioè il modo di appiattirsi così regolarmente che nessun osso o muscolo esageratamente in evidenza disturbasse l’armonia delle linee convergenti, sottolineando il candore del suo <a href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/il-modello/">#modello</a> e la purezza dell’anima.</p>
<blockquote><p>Cosicché la lacca sulle sue unghie, opaca, di un argenteo alquanto sgretolato, che per altri era solo evidente negligenza da ragazza noncurante, a me appariva, composta di dei strati spessi, di un denso color nobile, come la miniatura di uno splendido affresco.</p></blockquote>
<p>Della prima bellezza (pure se non la considerano tale<span class="note">2</span>) ne sono pienamente coscienti, dalla seconda rimangono separate, in quanto più astratta e all’infuori della loro stessa percezione. [Come del resto fuori anche della <em>mia</em> portata, non avendo – al contrario della prima che si desidera per la sua accessibilità – mai verificato, sia per timore di essere respinto sia inconsapevolmente per non rischiare di perdere quell’ultimo mistero costituito da un inaccessibile candore, se  potrebbe nei momenti di estasi sensuali aggiungere qualcosa di valido al mio piacere fisico o meno.]
<blockquote><p>Perché per l’amore non basta la bellezza, vi serve una certa volontà di ‘aprirsi’, che è ben più facilmente posto in un corpo mediocre insieme ad un bel volto, invece che in uno che sia armonioso, che eccelli <span class="quote_emphasize">in tutto</span>.</p></blockquote>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>1 – Come, del resto, in <a href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/certe-mani/">#certe mani</a> non è esclusivamente la lunghezza delle singole dita a segnare responsabile per la bellezza, ma la, per così dire, ‘forma nel diametro’; cioè quell’ellisse favorevolmente appiattita verso la fine, come solevano evidenziare nei loro disegni prospettici i pittori come il <span class="author">Michelangelo</span> (ma pure lo stesso <span class="author">Raffaello</span> imitando la maniera di esso). </p>
<p>2 – Spiegazione per il lieve imbarazzo in cui tale donna si sembrava trovare (lo svelarono i suoi gesti meccanici), accorgendosi di come cominciava a lavorare su di me quel meccanismo sottile, partendo dal suo ginocchio cui immagine sembrava scagliarsi contro di me, come secondo la teoria del <span class="author">Da Vinci</span> le cose <em>gettassero le loro immagini nell’aria</em>; e benché le dovesse essere ormai un abitudine (infatti più greve sarebbe l’imbarazzo se gliela togliesse questa sicurezza che sta nel suo puntuale ripetersi e ogni volta con la stessa precisione) era come se, in fondo, non avesse delle cognizioni sufficienti sul <em>come</em> questo avveniva. Per quello era come una persona divenuta ricca per un matrimonio vantaggioso che si astiene dal parlare di come si maneggia le azioni, o come chi, usando un’equazione matematica imparata a memoria, ne trae i risultati giusti non sapendo spiegare come.</p>
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		<title>A Singular Character</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2017 07:07:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
		<category><![CDATA[Experimental]]></category>
		<category><![CDATA[Typeface Design]]></category>
		<category><![CDATA[Bodoni]]></category>
		<category><![CDATA[Curve]]></category>
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		<category><![CDATA[Variety]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1.png" class="attachment-md_post_thumb_large size-md_post_thumb_large wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1.png 4200w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1-768x488.png 768w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1-430x273.png 430w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1-860x547.png 860w" sizes="(max-width: 4200px) 100vw, 4200px" /></p><span class="initial"><span class="cap">T</span>his</span> a more experimental character I did for a <span class="author"><a href="https://www.stefanseifert.com/#a-singular-style" target="_blank" title="www.stefanseifert.com | A Singular Style" rel="noopener noreferrer">Ferragamo</a></span> lettering research. It is named <em>Singular</em>. More than alluding to a style attribute this refers to its attempt to use only one <em>single</em> curve part for constructing all letters’ shapes. In theory this is not really possible because of the many different form conjunctions that tend to be ugly and inconsistent if not differently treated with <em>Bézier</em> curve design. But sometimes we designers love it because it gives a character an overall strict and geometric shape as for as <span class="author">Bodoni</span> once wrote in his fabulous <em>Manuale Tipografico</em>:
<blockquote>Ed è il primo la regolarità. Chi faccia l’analisi dell’Alfabeto d’una qualunque lingua, non solo scorgeravvi de’tratti non dissimili in molte diverse lettere, ma troverà potersi tutte comporre con picciol numero di parti identiche variamente combinate e disposte.</blockquote>
<span class="author" style="color: #000; float: right;"><span class="long_slash">–</span> Giambattista Bodoni, <span class="fountain"><em>Manuale Tipografico</em></span>, 1818</span><br>&nbsp;<br>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1.png" class="attachment-md_post_thumb_large size-md_post_thumb_large wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1.png 4200w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1-768x488.png 768w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1-430x273.png 430w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferragamo-Singular-1-860x547.png 860w" sizes="(max-width: 4200px) 100vw, 4200px" /></p><span class="initial"><span class="cap">T</span>his</span> a more experimental character I did for a <span class="author"><a href="https://www.stefanseifert.com/#a-singular-style" target="_blank" title="www.stefanseifert.com | A Singular Style" rel="noopener noreferrer">Ferragamo</a></span> lettering research. It is named <em>Singular</em>. More than alluding to a style attribute this refers to its attempt to use only one <em>single</em> curve part for constructing all letters’ shapes. In theory this is not really possible because of the many different form conjunctions that tend to be ugly and inconsistent if not differently treated with <em>Bézier</em> curve design. But sometimes we designers love it because it gives a character an overall strict and geometric shape as for as <span class="author">Bodoni</span> once wrote in his fabulous <em>Manuale Tipografico</em>:
<blockquote>Ed è il primo la regolarità. Chi faccia l’analisi dell’Alfabeto d’una qualunque lingua, non solo scorgeravvi de’tratti non dissimili in molte diverse lettere, ma troverà potersi tutte comporre con picciol numero di parti identiche variamente combinate e disposte.</blockquote>
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