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	<title>Face &#8211; Fragments of Beauty</title>
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	<description>Typeface Works and Essays</description>
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	<title>Face &#8211; Fragments of Beauty</title>
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		<title>Osservazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jun 2018 16:42:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
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					<description><![CDATA[E così potevamo studiare la bellezza del suo viso, fatto interamente di archi (la base...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">E</span></span> così potevamo studiare la bellezza del suo viso, fatto interamente di archi (la base dei suoi capelli descriveva un cerchio perfetto sopra la sua fronte giovanile e arrotondata, così come le sue sopracciglia ornamentali), potevamo assorbire la sua magia, nel modo in cui potremmo guardare un ritratto di Modigliani le cui metà del viso sono composte da cerchi che si avvicinano dall&#8217;ignoto, o come il lato opposto, illuminato dal sole, del cortile del portico di un monastero ci viene rivelato in immagini interrotte, apparentemente ripetitive, di cui riconosciamo la piena prospettiva solo alla fine, dopo averle guardate tutte.<span class="note">1</span></p>
<blockquote><p>E come eravamo quando camminavamo, nascosti, lungo il corridoio in ombra, così è quando osserviamo una bellezza: siamo soli.</p></blockquote>
<p>Dico <em>una</em> bellezza perché ce ne sono tante diverse. Se all’inizio ci può apparire nella nostra immaginazione come una grande massa uniforme e sconosciuta, in realtà è il nostro desiderio che non la distingue; così come non fa differenza tra le gambe vestite di nero di una ragazza che colpisce per il suo passo giovanile; o le gambe di un&#8217;altra, che sta a gambe incrociate e ci mostra con disinvoltura le calze di lana bianche, forse più adatte a quelle di una bambina, all&#8217;altezza delle ginocchia, quel delizioso rilievo che ci è così caro e familiare*; o il seno vivace di una donna di mezza età: sono davvero molte parti di molteplici bellezze. Per riconoscerle nel loro vero senso, in cui devono essere lette, bisogna immergersi in esse. E nel momento in cui lo facciamo, esse ci appaiono di nuovo come quella massa le cui parti ci sembrano universali (mentre siamo ancora coinvolti in esse), solo messe insieme in un certo modo: solo alla fine, dopo essere usciti dal loro vortice, ci accorgeremo che ognuna di esse ha un carattere completamente diverso, ognuna è unica a suo modo.</p>
<blockquote><p>Solo alla fine, dopo essere usciti dal loro vortice, ci accorgeremo che ognuna di esse ha un carattere completamente diverso, ognuna è unica a suo modo.</p></blockquote>
<p>Già: anche nei disegni dei caratteri, quando li guardiamo stampati su carta dopo tanto tempo, possiamo improvvisamente vederne i difetti con sorprendente certezza: se tornassimo su di essi, ci accorgeremmo inevitabilmente che non riusciamo più a penetrarne la vera struttura (proprio perché sono individuali, irripetibili); rimarremmo in qualche modo al di fuori di essi, ammirando le loro elaborazioni &#8211; che, tranne le lacune, sono perfette -; e non resterebbe che chiedersi come ci siamo arrivati.<br />
E in quei vuoti potremmo essere rimasti noi stessi, come su un banco di sabbia in una grotta piena d’acqua. Ecco la risposta alla domanda su come noi<span class="note">3</span> siamo riusciti sopravviverci!</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>1 – [‘<em>Und so konnten wir die Schönheit ihres Gesichtes studieren, das ganz aus Bögen bestand (einen perfekten Kreis beschrieb der Ansatz ihres Haars über der jugendlich gerundeten Stirn, so wie auch die ornamentalen Augenbrauen), konnten ihren Zauber aufnehmen, in der Art wie wir ein Modigliani-Portrait betrachten, dessen Gesichtshälften sich aus, aus dem Unbekannten herannahenden, Kreisen zusammenfügten, oder wie sich uns in dem Säulengang eines Klosters die gegenüberliegende, sonnenbeleuchtete Seite des Hofes in unterbrochenen, sich zu wiederholen scheinenden Bildern, offenbart, deren ganze Perspektive wir erst zum Schluss erkennen, nachdem wir sie alle betrachtet haben.</em></p>
<p>Und so wie wir es waren, als wir, verborgen, den beschatteten Gang entlang gingen, ist es, wenn wir eine Schönheit beobachten: wir sind allein.’]
<p>2 – Simile in nessun altro animale, che lascia la piccola ruota ossea [«rotea»] quando non sporge da essa, cioè quando la gamba non è piegata: questa rientranza apparentemente irregolare* dei tessuti, causata dai minuscoli muscoli che si ritraggono verso l’interno, intorno ad essa, ma che nella femmina è fornita di carne sufficiente a non mostrare alcuna rigidità dura; può evocare, come in miniatura, certi paesaggi irlandesi: Delicate colline e avvallamenti su cui la luce del sole si proietta, il suo tappeto è screziato e maestoso, interrotto a brevi intervalli dalle ombre di piccole nuvole che ne attraversano la superficie con grande velocità.<br />
[*Il motivo per cui alcuni dicono che è una parte brutta della gamba femminile &#8211; ma è una delle più belle!]
<p>3 – Ovvero: il nostro impulso creativo.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Bocca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2018 09:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Face]]></category>
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					<description><![CDATA[Una bocca così splendidamente intagliata nel volto come un prezioso intarsio che quasi ci si...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Una bocca così splendidamente intagliata nel volto come un prezioso intarsio che quasi ci si rifiuta di baciarla, come in una di quelle splendide case antiche in cui non si vuole entrare per non perdere la vista dall’esterno.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
					
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		<title>L’Indifferenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 08:08:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
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		<category><![CDATA[Inspiration]]></category>
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					<description><![CDATA[Accadeva, però, che queste ragazze o donne non mi dicessero nulla per un bel po’,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">A</span>ccadeva,</span> però, che queste ragazze o donne non mi dicessero nulla per un bel po’, che non mi gettassero in questa turbolenza inebriante, che io stessi davanti a loro quasi con indifferenza. Sicuramente la causa era la mia condizione, anche se stavo bene fisicamente: una mancanza di <a href="https://frammenti.stefanseifert.com/tag/inspiration/">#ispirazione</a>, per cui le apprezzavo più che per la loro presenza effettiva (che nella maggior parte dei casi era in realtà una mancanza, cioè una sofferenza) per una certa «colorazione» astratta che davano alla mia vita. Per esempio, quando una rivista sulla mia scrivania, quasi completamente coperta dai miei manoscritti e dalle stampe delle lettere, rivelava solo una piccola parte del suo titolo, e io ero deliziato dalle gambe di donna che vi apparivano nella linea triangolare lasciata libera dalle carte sovrapposte, più che dalla loro forma come doveva essere in natura, dalla loro estensione nella prospettiva interrotta sulla carta: il modo in cui erano «drappeggiate» <em>per me</em> tra i vari risultati del mio lavoro. Una dolce ma temporanea vittoria della sublimazione! (Una tregua forse simile a quella di un generale che, per un momento di calma in cui assapora la vittoria in battaglia, ha dimenticato il lavoro sanguinoso che potrebbe costargli la vita il giorno dopo).</p>
<p>Ma prima di tutto, questo mio stato passivo serviva loro come quei cartoncini bianchi che i fotografi usano per rifrangere le ombre più nitide sulla superficie di un oggetto: Rendeva la loro bellezza più piatta e regolare rispetto allo sfondo. O come a volte accade che una certa angolazione con cui giro tra le mani i fogli delle stampe dei miei caratteri, uno per uno, attraverso il bianco della carta protettiva sul loro retro, sia sufficiente a cambiare il colore delle lettere su quello successivo, a dare più morbidezza al loro blu indaco e a togliere [&#8216;smorzare&#8217;] certi riflessi troppo profondi e magenta alla fine, riposando più tranquillamente con i loro contorni nello spazio circostante. Così che una bellezza che normalmente mi avrebbe emozionato troppo, di una ragazza molto giovane il cui volto è così simile a quello della <a href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/la-ruota/"><span class="author">#Vodianova</span></a>, mi ha rassicurato, ho potuto seguire le tracce della magia che emanava dalle sue palpebre pesanti e angeliche chiuse in un sonno infantile.</p>
<p>E mi viene da pensare che se la bellezza altrui non nasce solo in un’anima rivolta verso l’interno, tendente a ripiegarsi su se stessa, per dirla «concavamente», almeno il grado della sua morbidezza, i colori che le vengono attribuiti, dipendono in gran parte dallo stato di riflessività in cui quest’anima si trova. […] uno stato in cui tutti i ricordi della mia vita passata sembravano prendere il sopravvento: così come, come sappiamo, una lente oculare abituata alla luce cambia i colori, rendendoli più equilibrati e variegati rifrangendo diversamente i raggi ai bordi dell’iride.</p>
<blockquote><p>Di modo che il <a href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/faccette/">#viso</a> di una fanciulla cambi d’espressione a seconda di che cosa di lei le <span class="quote_emphasize">riflettessimo</span>.</p></blockquote>
<p>E poiché a volte accade che se non ci fissiamo troppo su qualcosa, riusciamo più facilmente a coglierne la vera essenza, un’altra donna seduta di fronte a me mi ha aiutato a dirigere lo sguardo da una parte o dall’altra, in modo che questi piccoli momenti di «distrazione» intermittente sembrassero ammorbidire un po’ i contorni dello sfondo<span class="note">1</span>: come lo sfumato può fare in un dipinto, o come i caratteri racchiudono più abilmente gli spazi in bianco e nero che li circondano attraverso quei bordi vividi creati dal colore che trabocca dalla loro stampa nella carta fatta a mano [la stessa linea vivida, pur ispirata a una tridimensionalità, enfatizzava di più la sua bidimensionalità, simile a quella che staccava il volto della Gioconda dai ripidi pendii] nei libri stampati a piombo.</p>
<blockquote><p>(…) ad accogliere l’immagine di questo arto arcuato: il sacro semicerchio curvo formato dalla sua base sollevata dal letto della scarpa; sul dorso quella massiccia vena blu che spesso attraversa un piede giovane e in pieno vigore in senso orizzontale, descrivendo una linea curva come un getto d’acqua viva che sgorga da una fontana.</p></blockquote>
<p>E infine, avevo bisogno di quel tumulto, di quella vibrante mescolanza: Come una lingua imparata ma non parlata, niente è più utile di una parola che esce dalla bocca di una bella donna per farci sentire ciò che è giusto invece di ciò che stona.</p>
<p>Quel tumulto che altre volte consisteva in un sorriso timidamente abbozzato, nella pelle liscia di un décolleté, nei piedi di varie donne che mi correvano incontro sulle scale della metropolitana; insomma, una massa variopinta di tanti tipi di bellezza, contrappuntata qua e là da spruzzi di colore sparsi nel mezzo come su una tela di <span class="author">Cezanne</span>, azzurri chiari, bianchi, dei vestiti alla moda.</p>
<p>(…) di una ragazza di cui non riuscivo a vedere il volto, l’orecchino di perla che le penzolava dall’orecchio, dello stesso tipo di quello della cosiddetta ragazza fiamminga, era sufficiente a convincermi della sua bellezza<span class="note">2</span> (perché sembra che certi dettagli non permettano di trarre altre conclusioni). Il vestitino bianco a macchie rosse, forse rose, le svolazzava intorno alle cosce, il braccio sinistro libero della borsetta oscillava di lato mentre camminava… Ma i miei occhi sono stati prima attratti dalle sue gambe snelle, da un certo muscolo che non avevo mai visto prima così chiaramente al lato del ginocchio, molto delicato, che disegnava un&#8217;ombra, come a volte la più piccola piega su un foglio di carta che stiamo così attenti a non piegare e sul quale, nonostante tutto, non fossimo riusciti a evitare una pressione di troppo delle dita.</p>
<p>E infine, nulla può competere con ciò che riceviamo quando ci innamoriamo; quando un volto che fino a quel momento ci aveva mostrato solo indifferenza o addirittura ostilità si apre a noi. Conosciamo il tocco dei suoi capelli, il disegno che forma una bocca prima sconosciuta che cambierà quando ci sussurrerà tenerezza. E che emozione ottenere un appuntamento di nascosto…</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>1 – <em>Denn es scheint, das Auge arbeitet in einer merkwürdigen Weise. Es gelingt uns eher eine Sache genauer zu beobachten, je weniger wir uns (unseren Blick) wie in einen Brunnen in sie hineinziehen lassen, was ihre Umrisse über Gebühr zu verstärken drohte. Je undefinierter ihre Kanten sind, desto einfacher ist es dagegen auf Ihrer Oberfläche zu verweilen; eine Technik der sich die alten Meister bedienten im sogenannten </em>Sfumato.</p>
<p>2 – Bellezza alla quale ho dato ancora più importanza dopo aver viaggiato nei paesi del sud, dove i volti delle ragazze, sebbene meno distinti, più accessibili, mi sono sembrati molto meno notevoli. [‘che avevano ugualmente preparato un bagno di giovinezza per me’]  <a class="read more" style="border: none;" href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/italian-beauty/"><i class="fa fa-caret-right"></i> <em>Italian Beauty</em></a> [Italian language]
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