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	<title>Image &#8211; Fragments of Beauty</title>
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		<title>Subconscio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 07:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
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					<description><![CDATA[In questi momenti siamo, oltre a ciò, più liberi a contemplare qualsiasi tipo di bellezza,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">I</span>n</span> questi momenti siamo, oltre a ciò, più liberi a contemplare qualsiasi tipo di bellezza, superba che sia (del resto è uno dei più grossi svantaggi di una tale bellezza al di sopra di ogni dubbio, che per la stessa palesità della sua bella apparenza, – e ché facendo forse mancare di coraggio il suo osservatore, e ché rende [‘o…’] la necessità d’uno sguardo<span class="note">1</span> più approfondito – manca spesso di venir arricchito attraverso una contemplazione più acuta da quegli elementi nuovi, di cui quasi si nutri e che arrivino dal di fuori a mescolarvisi come una catena genealogica ne ha bisogno di materiale nuovo), senza anelare, nel subconscio, a qualsiasi forma di attenzione verso di noi da parte di essa; al cui colmo opposto starebbe che ci facesse la fanciulla arrivare un foglietto di taccuino su cui fossero scritte le parole immaginate «<em>ti voglio molto bene</em>»<span class="note">2</span>, o che creerebbe, magari, sedendole dappresso sulla sedia della metro un contatto di pelle (che palpitare del cuore poi!), nel tenue congiungersi dei gomiti se fosse pure soltanto attraverso i lacci della sua borsa; insomma tutto quello che in realtà ci renderebbe così propensi ad accontentarci di una forma assai inferiore<span class="note">3</span> finche ne intuissimo nel suo fondo certe inclinazioni verso la vita, simili alle nostre (e che il nostro occhio tenderebbe allora a scoprire piuttosto riflettuto in un certo dettaglio come, ad esempio, la linea increspata sul inizio dei capelli sopra d’un orecchio o la lacca tenera rosa sul dito d’un piede, invece che del suo tutto splendido) e quindi più probabilità di stabilirci un contatto reale, di valore insomma. Meccanismo, sotto il quale si cela, molto più che soltanto un complesso di inferiorità, una necessità della vita che, ignorandola, aveva spinti tanti uomini a correre dietro a donne che non potevano mai avere, o peggio forse, se le avessero trovate (medianti altre potenze esteriori come la ricchezza per esempio), ad essere infelici al loro canto.</p>
<p>Ma forse era anche una specie di pura pigrizia del subconscio, il quale sa che, in fondo, per la delizia che ci creeranno tali parole d’affetto, quella gioia immancabile, non sia affatto necessaria la regolarità dei tratti d’un viso eccezionalmente bello, non dipenda tanto dalle sue linee come ci vuol far credere la nostra ragione (o la nostra esperienza [‘predatata’] che d’ora in poi ci farebbe per questo cercare una nuova [forma] «superiore»); oppure, e forse più sublime (più brutale ancora), che tutto fosse dal tale [il subconscio malinconico] pianificato per poter, dopo l’aver trovati noi l’amore in un’altro essere, pur continuare il suo gioco (anzi, quel gioco che [‘rigoglie’] ancora di più, quando ci troviamo poi nella necessità di farlo cessare!): di ammirare, di andare in cerca altrove, e da cui magari trae una certa soddisfazione come quella che traiamo da un vizio pur sapendo che non ci reca che danni al corpo. (E chi potrebbe pensare, del resto, che il nostro desiderio mirasse al nostro essere felici, si sbaglia semplicemente perché il suo successo in questo significherebbe l’estinguersi della sua stessa stirpe, come quel medico che, pur pieno di buona volontà, non si augura un’umanità interamente risanata.)</p>
<p>Si spiegherebbe così, per questo sdoppiamento del nostro io, la sincera simpatia che scopriremo ci conservi una donna che dapprima abbia reagito con un brusco rifiuto al nostro tentativo di avvicinarla; per aver ella allora intuita il suo doppio gioco e che ben avvertiva, se venisse a realizzarsi sul suo conto, le avrebbe recato un sicuro dolore. Quindi era già sfiorata dalla voluttà se non già aggressività dei [suoi] desideri non appagati, ma allo stesso momento non ignorando anche la loro causa, cioè un vero sentimento d’affetto che nutrivavamo per lei nonostante tutto.</p>
<p>Quel desiderio noto per la sua malizia spesso lo rivolgiamo più facilmente al passato come le piante voraci che si piacciono coltivare in giardino; e quelli che ci ammoniscono di non farlo perché gli eventi lì non li potremmo (o meglio lui) cambiare [‘influenzare’], anziché starebbe esclusivamente al futuro<span class="note">4</span> le nostre capacità di creare, dimenticano che lo facciamo appunto per questo. Il tempo che li conserve i sentimenti che restano più fedele al suo soggetto; incambiabile come fosse una pittura racchiusa sotto il vetro ad allarme nel <span class="author">Louvre</span>, protetta dalle stesse mani del suo creatore che altrimenti sarebbe indotto a ricomporvi continuamente gli elementi in un altro modo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>1 – Ricco delle complesse vicende a interferirvi nelle relazioni [‘interumane’] come la gentilezza ad esempio. </p>
<p>2 – Si riferisce al foglietto di Albertine in <em>All’ombra delle fanciulle in fiore</em>, <span class="author">Marcel Proust</span>, p. 678</p>
<p>3 – [aggiunto: ‘… che finisce col farci adattare al soggetto, di infiammarcene nel momento opportuno, trovandovi tutte le particolarità di bellezza di cui abbiamo bisogno’]
[…(del resto…orig.: ‘è uno dei più grossi svantaggi di una tale bellezza fuoristante che a nessuno offrono, come quei caratteri barocchi dalle linee troppo lisce su una carta troppo smagliante, quei irregolarità che solo il tempo a contemplarle riesce a trasformare in un qualcosa più complessiva, e che sollecitano la fantasia ad aggiungere qualcosa di suo ad arricchirne la bellezza ancora di più; e così spesso le loro linee come siffatti ne soffrono di una certa rigidità.)’]
<p>4 – Che d’altronde non è vero perché ne formiamo l’immagine, come del resto, lo formiamo di qualsiasi bellezza pure nel presente: come quando prendiamo atto che la bellezza d’un viso, sulla cui simmetria presunta magari vigili la punta di un naso elevata, la traiamo fuori dal nulla, dandogli il nostro affetto, ma di cui presentiamo altrettanto il potere, già vagamente in essa innato, di ricondurlo [il volto] al nulla tramite il tempo facendoci abituare ad esso. Tempo di quale ad eccezione rimane incolumne [intatto, imperversato] soltanto quel dono raro, e che ci colpisce spontaneo, a cui niente s’aggiunge, da cui niente si detrae, e che chiamiamo grazia. Quale questa la incontrai d’improvviso in una fanciulla che se ne stava alla fermata d’un autobus, le gambe dovutamente chiuse, e guardandosi attorno con quel aria insieme umile e sapiente…</p>
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		<title>Die eigene Geschichte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2017 06:20:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bodoni]]></category>
		<category><![CDATA[Femininity]]></category>
		<category><![CDATA[Form]]></category>
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		<category><![CDATA[Image]]></category>
		<category><![CDATA[Inspiration]]></category>
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					<description><![CDATA[Von dort bis hin zur Nachahmung von Schriften aus der langen Geschichte der Buchdruckerkunst war...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">V</span>on</span> dort bis hin zur Nachahmung von Schriften aus der langen Geschichte der Buchdruckerkunst war es für mich nicht mehr weit. <span class="author">Nicolas Jensen</span>, <span class="author">Claude Garamond</span> (mehr als Synonym für die französischen Schriften einer bestimmten Periode) und <span class="author">Giambattista Bodoni</span> waren für mich die Stützpfeiler meines ganz eigenen Weges. Der Schritt, ihre Buchstaben zu vergrößern und zu versuchen, diese nachzuzeichnen, war ganz natürlich und konsequent. Dazu braucht man keine Schule und keinen Lehrer. Nur empfundene Faszination und ein bisschen Vorstellungskraft. Schnell kommt man aus den geschwungenen Formen dieser Meister zu einer eigenen Idee, schöpft aus ihrem Schatz die Essenz der gewünschten eigenen Form. Wohlgemerkt aber dies alles noch im Stadium der freien Fantasie. Die alten Schriftmuster der <span class="author">Imprimerie Nationale</span>, Paris, erregten meine Fantasie, was könnte man erst mit diesen Schriften anstellen in einem neuen Zusammenhang, welche wunderbaren Seiten eines Modemagazins könnte man entwerfen! </p>
<blockquote><p>Non c’è bisogno di frequentare scuole, di avere maestri di carne e ossa. Basta osservare quelle forme arcuate. Ben presto ci si va formando la propria essenza, che emerge dalle forme delle lettere sulla carta ingiallita. Basta un po’ di fantasia.</p></blockquote>
<p>Schaut man genau hin, schließt ein wenig die Rahmen und Verzierungen aus, mit denen die Drucker ihre Seiten ausstatteten, bemerkt man schnell, dass ihre Formen alles andere als veraltet sind. Mit großer kalligraphischer Präzision und darüberhinaus einem ausgeprägten Sinn für Geschmack und persönlicher Zurückhaltung gegenüber dem Werk selbst, sind ihre Linien liebevoll geschwungen ausgearbeitet und der Rhythmus der Buchstaben ist großzügig fortgetragen von den Stämmen und Bögen der einzelnen Elemente. </p>
<p>Will man sich genauer auf den Pfad dieser Schriften begeben, kann ich nur empfehlen, sich selbst einmal auf den Weg in die Länder der Wiege der Schriftkunst zu machen. Es war mein großes Glück, das mehr als alles aus meinem jugendlichen Leichtsinn resultierte und dem anderen Begriff von Zeit und Verantwortung, den ich damals hatte, <span class="author">Martino Mördersteig</span> von der <span class="author">Stamperia Valdonega</span>, Verona, Italien, kennenzulernen. Bodoni hatte mir die Richtung auf sein Land gewiesen und so war es ein Plakat, dass ich über seine Buchstaben von 1788 entwarf, das mir diese Tür in den Neunziger Jahren öffnete. Die <span class="author">Smashing Pumpkins</span> wurden bekannt mit ihrem Titel <em>1979</em>. Die Aura der Ästhetik, die dieses Land mit seinen unerschöpflichen, im wahrsten Sinne auf der Straße liegenden, Kunst und Architekturschätzen umgibt hat mich nachhaltig beeinflusst. Jemand hat einmal gesagt, es ist ein Geschenk, das dieses Land dir macht. Es ist wie ein entferntes Orchester, dessen Instrumente ganz unbemerkt den Hintergrund in eine geheimnisvolle Harmonie tauchen. </p>
<blockquote><p>In superficie ti può apparire come una bella donna elegantemente vestito in bianco, ma quando ascolti bene la sua voce, senti che è mescolata all’eterno suono delle arti lontane, ai riflessi strepitosi del Rinascimento. Un’orchestra nel profondo, e il crepitìo dei suoi strumenti, ti accompagnano per le strade di questo paese. Il sole illumina il tuo spirito, per quanto sommesso o ristretto sia.</p></blockquote>
<p>Man sollte dies tun, solange man jung ist. Der junge Geist, dessen Arme in viele Richtungen reicht [<em>quando il coraggio e l’ingenuità non sono ancora due cose separate</em>], leicht inspiriert wird von den unterschiedlichsten Quellen, verfügt über die unbewusste Fähigkeit diese zu verbinden, ein persönliches Bild zu formen, das mehr von Originalität, Ungezwungenheit geprägt ist und daher, mehr als fixiert in eine Richtung zu starren, einen neuen Weg formt. Im Alter bleibt einem nichts anderes übrig, als diesem zu folgen. Hat er sich weit ausgebreitet, Enthusiasmus mit sich gebracht, dann kann er uns weit führen, um vielleicht – das ist eine Hoffnung – auch eine Inspiration zu sein für andere, die folgen. Und doch ist dieser Hintergrund, vor dem wir leben, von großer Bedeutung.<br />
Ich kann mich noch gut daran erinnern, wie ich mit einem transparenten Papier und einem Bleistift versucht habe, einen Wandschmuck nachzuzeichnen auf einer dieser Kacheln, versteckt unter den schattigen Bögen der Gebäude des <em>Piazza dei Signori</em>. Wie viele meiner jugendlichen Unternehmungen scheinbar ohne Sinn und Vollendung, und doch frage ich mich, ob nicht die ein oder andere Kurve auf, oder besser gesagt die unter dem Papier, nicht doch einen Einfluss hatte auf die Buchstaben, die ich bis heute gezeichnet habe.</p>
<p>Mehr aber noch als dies, war ich beeindruckt von einer Gruppe aus jungen Leuten*, deren Arbeit ich das Glück hatte, verfolgen zu können. Ich kann nur sagen, man sollte sich so schnell als möglich von dem absurden Vorurteil freimachen, dass in den südlichen Ländern weniger oder gar langsamer gearbeitet wird. Wo ich mir das auch für den einen oder anderen Sektor wünschen mag (ich meine damit die absurde Hektik und den Stress in den wir nordische Menschen unsere Tage münden lassen), im Bereich der „kreativen Produktion“, blieb ich atemlos staunend (<em>ne sono rimasto senza fiato</em>) vor der Gewaltigkeit und dem unversiegbar scheinenden Strom der Ergebnisse, die dort erzielt werden. Schnelligkeit und Quantität, die mir damals neu und unbegreifbar schienen. Nicht das mühselige Quälen um ein in alle Richtungen narrensicher abgeriegeltes „Ergebnisschen“, sondern das unkomplizierte Darbieten von Ideen und dem eigenen unbegrenzten Vorstellungsvermögen. Es machte mich neugierig, mit welcher Unbefangenheit auch auf die Ergebnisse der anderen geschaut wurde, zum Beispiel das Design aus dem Ausland. Aber immer dann, wenn ich nur allzu bereit war, mich selbst zu beruhigen mit einem „ah, so geht das!…“ wurde ich doch immer wieder überrascht von dem frischen Standpunkt, den diese Leute in ihrer Arbeit, einer nacheifernden „Kopie“ hinzufügen konnten! Um wievieles frischer erschien mir ihre Arbeit, die Schattierungen der Farben, um wievieles reicher die Verläufe der Formen, um wievieles sublimer und detailierter die Abstufungen als in ihrem Original! Das war ihre Substanz: nicht die Suche nach dem Grund, der Eifer zu begründen, sondern die mannigfaltige Ausarbeitung ihrer Darbietung. Warum sich selbst ersticken und einsperren in der Frage, warum ein Baum wächst wie er wächst, statt sich damit zu beschäftigen, dem Treiben seiner Blätter zuzusehen, wie sie sich im Wind übereinander legen, ihre tausend Schatten in einem durch Feuchtigkeit getränkten Licht neue Nuancen ergeben?</p>
<p>Chi abbia più ragione: quello che sprofonda nella pesantezza del pensiero su come mai un albero sia fatto in un modo e non in un altro possibile, o quello invece che si accontenta di osservare il sublime movimento dei suoi rami e delle foglie che si sovrappongono a vicenda, creando in continuazione nuove ombre. Non lo saprei dire davvero. Ma lo sento. È più che altro lì che si nasconde il mistero della vita. E quelle sottili ombre che vacillano nel vento potrebbero non essere nient’altro che la bellezza stessa. È il suo unico modo di manifestarsi.</p>
<p>Nell’uomo il principio della bellezza fosse oscillante, vago e puro nello stesso momento: è un’impossibilità ad aggrapparvisi, e perciò di carattere è decisamente femminile. M’immagino una certa donna vestita di bianco: il bianco che contiene lo spettro di tutti i colori, l&#8217;intero manifestarsi delle diverse sfumature in un unico subitaneo istante.</p>
<blockquote><p>È la vergine che ha sofferto tutto.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>*Im Besonderen bezieht sich dieser Abschnitt auf die Kollaborationen mit dem italienischen Design Studio <span class="author">Happycentro</span>, das rund um die beiden Art Direktoren <span class="author">Federico Galvani</span> und <span class="author">Giuliano Garonzi</span> in den 90er Jahren gegründet wurde. Sitz in Verona, zeichnet sich dieses außergewöhnliche Studio bis heute durch fantasievollen Kreationen und deren technisch fortschrittlichste Realisationen aus, ins Besondere im Bereich <em>Motion Graphic</em> und <em>Illustration</em>. Mehr erfahren auf: <em><a href="https://www.happycentro.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">www.happycentro.it</a></em>.</p>
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		<title>L’Inflazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Aug 2017 18:37:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
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					<description><![CDATA[Una vera e propria inflazione delle loro bellezze caleidoscopiche, cui non dobbiamo dimenticare che ci...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">U</span>na</span> vera e propria inflazione delle loro bellezze <em>caleidoscopiche</em>, cui non dobbiamo dimenticare che ci è recato in gran parte dalla maniera in che si vestono. Quando in questa stazione spuntano sulle strade come i fiorellini sul vasto prato inondato dal sole e dal caldo.</p>
<p>E mi chiedevo come un non abile alla vista sentisse quei piedi lontani da lui di cui non gli poteva giungerne la vista<span class="note">1</span>, come fosse per lui quel avvampare di sensazioni nuovi che gli recasse la primavera qualcosa di più intimo, di meno <em>proiettato</em> all’esterno, come lo era invece per me. Io, che non ne afferravo più le vere cause di questi mutamenti, cioè il cambiamento dell’aria, il risvegliarsi nel corpo del suo ciclo riproduttivo: tutto per me precluso dalla «vista» come da uno sipario nel teatro, o forse come da quelle moderne tele di copertura, stampate, che si mettono sopra le facciate delle case in ristrutturazione al fine di darci l’immagine della casa finita mentre <em>di sotto</em> i muratori stanno edificando con vera malta, con vera polvere.<span class="note">2</span></p>
<blockquote><p>Forse era piuttosto il frusciare di un vestito nella brezza calda o il soffiare di una gonna di seta contro la sua mano quando una di queste fanciulle lo passasse da troppo vicino, oppure il vibrare delle loro voci più eccitate del solito, in grado di evocare in lui la sensazione rimastagli in memoria da quando aveva gustato il tocco del piede di una sua amante.</p></blockquote>
<p>Come in quella ignota poesia che lavora colle impressioni che abbiamo ricevute altrove nella vita, e di cui riusciamo immedesimarci come di quelli dell’autore d’un libro attraverso la tenerezza di una sua <em>parola</em>. (E solo i più eruditi lo sanno come pure il tipo di lingua e perfino la forma dei caratteri influenzano su di essa: come vi aggiungano i gesti e persino i morbidi movimenti delle labbra, senza che ve ne giunga alcun suono, mentre parla, altra tenerezza allo sguardo di una madre russa rivolta verso sua bella figlia – giusto sì, parimenti, solo quando ci fosse [la parola] consueta e non ci giunga attraverso segni indecifrabili di una scrittura totalmente diversa alla nostra.)</p>
<p>E se avessi avuto ancora un qualche dubbio se ciò fosse possibile bastava presentarmi di come un certo odore, senza che lo potessi del resto definirlo, o una brezza d’aria calda, potevano rievocare in me quelle sensazioni piacevoli che mi recavano un tempo le mie vacanze nel piccolo paesino d’Italia, perché in esso erano convocati i profumi di una carta di parete che i padroni di casa nella quale stavamo in villaggio usavano per coprir delle larghe scale di gesso nella camera da letto su cui posavamo la nostra biancheria, e di come ormai nel mio ricordo questi momenti mi apparivano più <em>veri</em> di quando li avevo vissuti in persona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>1 – Vista (ossia una tale dimostrazione furiosa di tanta bellezza) che pensavo, nei giorni cupi e di sentimenti oppressi, ci era concessa quasi per crudeltà, dato che ci era proibito di gustarla <em>tutta</em>; e da cui l’unico mezzo di salvataggio fosse una strana specie di solitudine nella quale mi ero scacciato fin dalla mia prima gioventù, e di cui magari un psicologo avesse da cercarne la vera causa. Presto, lì, in questo stato d’animo, il rimorso è atto a trasformarsi in una tristezza dalla quale risalirà di nuovo in forma d’un sentimento più <em>puro</em>: come il seme di una pianta mediocre portato dal vento in una lontana terra più fertile lì fa nascere un fiore più raro e unico. Ma, forse, è solo perché un valido rimedio a non soffocare di fronte ad una così traboccante varietà, nella quale, sì, avessimo da fare una scelta ma di cui ci è impossibile l’afferrarne l’<em>integro</em>, può consistere solamente nel sottrarsene del tutto, lasciarci libera nella nostra immaginazione una «via magica» fino ad esso, inesistente soltanto nella ‘realtà’. </p>
<p>2 – E che quindi queste sensazioni per loro sostituiscano quelle bellezze in crepuscolo, ovvero, piuttosto al contrario, per noi non siano che dei squallidi palliativi per qualche cosa ben più profonda e che ormai tendessimo a mancare di afferrare coll’istinto. </p>
<p><em>Strange little girl</em><span class="author"> – The Stranglers, <span class="fountain"><em>All Live and All of the Night</em></span>, 1988</span><br />&nbsp;</p>
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		<title>Passione</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Aug 2017 11:20:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Femininity]]></category>
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		<category><![CDATA[Passion]]></category>
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					<description><![CDATA[Che le donne apprezzino di più: quella passione genuina, in un uomo, prima che sia...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">C</span>he</span> le donne apprezzino di più: quella passione genuina, in un uomo, prima che sia connessa ad alcun immagine femminile. Sia essa una scienza o un arte cui dedica tutte le sue attenzioni: un giorno una giovane donna dai fianchi larghi e le spalle apposte vi getterà la sua ombra come quella che cade sulla piattaforma marmorea, dall’invisibile lancetta, su un orologio mediterrano.</p>
<blockquote><p>Aveva le ginocchia soltanto un po’ ossute, i piedi vivaci, e lungo il muscolo esterno della coscia una marcata ombra attirava lo sguardo. Il suo volto era leggermente triste, pensieroso, le piccole mani flessusosi le premeva contro le tempie tenendo così indietro i suoi lunghi capelli biondi cadenti.</p></blockquote>
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		<title>Ablenkung</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2017 09:07:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Image]]></category>
		<category><![CDATA[Model]]></category>
		<category><![CDATA[Muse]]></category>
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					<description><![CDATA[… oder als ertasteten wir vorsichtig mit dem Fuß eine Treppenstufe im Dunkel und erst...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">…</span></span> oder als ertasteten wir vorsichtig mit dem Fuß eine Treppenstufe im Dunkel und erst die kurze <em>Ablenkung</em> ließe uns fast wie abgleiten auf die bevorstehende, um noch weiter auf eine tiefere Ebene vordringen zu können. </p>
<p>Und so als erfüllte die <em>Muse</em> oder das <em>Modell</em> des Malers letztendlich eine doppelte Funktion: nämlich, zum einen, ihm für <em>die Schönheit</em> Modell zu stehen, zum anderen, ihn durch ihre eigene Schönheit, im Unterschied zu der einzig im Bild portraitierten, abzulenken, um ihm ein tieferes Vordringen in sein Werk zu ermöglichen.</p>
<p>Aber über den Nutzen dieser Studien und „Übungen“ [<em>Schrägenanalogien</em>] darf man sich nicht täuschen lassen darüber, dass der wirkliche Fortschritt bei der Arbeit an einem Buchstaben stets in den Momenten des „Unvorhergesehenen“, des «<em>imprevisto</em>» (quello che succede quasi «per miracolo» – e in ciò è simile al nascere di un amore) stattfindet.</p>
<p>Die Ablenkung von der Zeichnung ist für diesen unbestimmbaren Moment genauso wichtig wie die vorausgehende Vertiefung in die Arbeit. «<em>L’artista deve dunque saper porre fine alle sue ricerche «togliere la mano» come lo […], e inserisce il caso nel processo creativo. Bisogna saper aspettare e ammettere che la natura può aiutare l’uomo in maniera imprevisto.</em>»<span class="note">2</span></p>
<blockquote><p>In gewisser Weise durchaus wie in jener Geschichte eines Künstlers, der seine angesichts der Madonna empfundene Ehrfurcht und ihre Schönheit in seinem Bild ausdrücken wollte, dieses hier und da verbesserte, aber nie zum gewünschten Resultat hervordringen konnte; bis er schließlich das Werk ruhen ließ, sich in die Kapelle begab, dort betete, und als er zurückkehrte, das Werk in der vollendetsten Weise beendet vorfand.</p></blockquote>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>1 – KONSTANZ – ABLENKUNG, «<em>virtus</em>» – «<em>Fortuna</em>»</p>
<p>2 – <em>Invenzione dell’arte nell’Italia del Rinascimento</em>, S. 267–268</p>
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		<title>Nostalgic</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2017 16:28:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design Process]]></category>
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		<category><![CDATA[Typeface Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/05/Image_yg.png" class="attachment-md_post_thumb_large size-md_post_thumb_large wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/05/Image_yg.png 2149w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/05/Image_yg-768x456.png 768w" sizes="(max-width: 2149px) 100vw, 2149px" /></p><span class="initial"><span class="cap">A</span>n</span> image of an early work process stage of <em>Advanced</em> textface. I was looking for something fashionable, yet, at the same time to be well readable in smaller sizes. To inspire myself as often in those days long time ago I observed beautiful <span class="author">Paolo Roversi</span> fashion shoots of the past. I wonder if he might look back sometimes in the same way I do. Thank you, Paolo! Your work is so awesome that I can hardly imagine to be a type designer without your inspiration.

<strong>Credits:</strong>
<span class="author">Paolo Roversi</span> | Photography]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/05/Image_yg.png" class="attachment-md_post_thumb_large size-md_post_thumb_large wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/05/Image_yg.png 2149w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/05/Image_yg-768x456.png 768w" sizes="(max-width: 2149px) 100vw, 2149px" /></p><span class="initial"><span class="cap">A</span>n</span> image of an early work process stage of <em>Advanced</em> textface. I was looking for something fashionable, yet, at the same time to be well readable in smaller sizes. To inspire myself as often in those days long time ago I observed beautiful <span class="author">Paolo Roversi</span> fashion shoots of the past. I wonder if he might look back sometimes in the same way I do. Thank you, Paolo! Your work is so awesome that I can hardly imagine to be a type designer without your inspiration.

<strong>Credits:</strong>
<span class="author">Paolo Roversi</span> | Photography]]></content:encoded>
					
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		<title>Memoir Italic Drawing Process</title>
		<link>https://frammenti.stefanseifert.com/2017/04/memoir-italic-drawing-process/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2017 09:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design Process]]></category>
		<category><![CDATA[Experimental]]></category>
		<category><![CDATA[Inspiration]]></category>
		<category><![CDATA[Typeface Design]]></category>
		<category><![CDATA[Didot]]></category>
		<category><![CDATA[Idea]]></category>
		<category><![CDATA[Image]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/04/o-Memoir-drawing-process.jpg" class="attachment-md_post_thumb_large size-md_post_thumb_large wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/04/o-Memoir-drawing-process.jpg 1679w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/04/o-Memoir-drawing-process-768x537.jpg 768w" sizes="(max-width: 1679px) 100vw, 1679px" /></p><span class="initial"><span class="cap">A</span></span> typical drawing process scene when I am creating my fonts looks like this. When I have in mind a certain vague <em>idea</em> of what a character should express I am looking for some images that underline that kind of expression. I am convinced of the subconscious power of images. Keeping them opened beside my own creations helps them grow.

In this particular case it is a font called <em>Memoir</em> (here the italic companion) which should gather aspects of a classic fashion font in <span class="author">Didot</span> style, yet, have something very special on its own.

<a class="read more" style="border: none;" href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/la-sfuggevolezza/" title="La Sfuggevolezza"><i class="fa fa-caret-right"></i> Read also</a> [Italian language]

<strong>Credits:</strong>
<span class="author">Paolo Roversi</span> | Photography]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/04/o-Memoir-drawing-process.jpg" class="attachment-md_post_thumb_large size-md_post_thumb_large wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/04/o-Memoir-drawing-process.jpg 1679w, https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2017/04/o-Memoir-drawing-process-768x537.jpg 768w" sizes="(max-width: 1679px) 100vw, 1679px" /></p><span class="initial"><span class="cap">A</span></span> typical drawing process scene when I am creating my fonts looks like this. When I have in mind a certain vague <em>idea</em> of what a character should express I am looking for some images that underline that kind of expression. I am convinced of the subconscious power of images. Keeping them opened beside my own creations helps them grow.

In this particular case it is a font called <em>Memoir</em> (here the italic companion) which should gather aspects of a classic fashion font in <span class="author">Didot</span> style, yet, have something very special on its own.

<a class="read more" style="border: none;" href="https://frammenti.stefanseifert.com/essay/la-sfuggevolezza/" title="La Sfuggevolezza"><i class="fa fa-caret-right"></i> Read also</a> [Italian language]

<strong>Credits:</strong>
<span class="author">Paolo Roversi</span> | Photography]]></content:encoded>
					
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		<title>Varietà</title>
		<link>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/varieta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Mar 2017 17:10:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Fluidness]]></category>
		<category><![CDATA[Image]]></category>
		<category><![CDATA[Line]]></category>
		<category><![CDATA[Memory]]></category>
		<category><![CDATA[Muse]]></category>
		<category><![CDATA[Symmetry]]></category>
		<category><![CDATA[Variety]]></category>
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					<description><![CDATA[Del resto, in più che un’occasione, avevo sperimentato come questo aspetto destabilizzante, amplificante, è causa,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">D</span>el</span> resto, in più che un’occasione, avevo sperimentato come questo aspetto destabilizzante, amplificante, è causa, e in misura riversa, per come la bellezza sa percuotere la nostra anima nel profondo.<span class="note">1</span> […] sotto le spoglie di quei volti e corpi, alcuno somigliante a qualcuno del passato, alcuni finora ignoti, il gioco che ne fa la nostra psiche: una specie di refrattaria rappresentazione ottica del tempo e le sue potenzialità: il seno abbondante di una ragazza di statura piccola che, quand’essa si inchinava leggermente davanti a me e mi scopri le sue forme, farsi visibilmente più strette lì dove sembravano disegnate con due cerchi esterni intenti ad incontrarsi, prima di dischiudersi, analogamente seguiti da altrettanti due cerchi, ma interni e inversi, per le sue piene rotondezze cullate dalla vestaglia, altro non fosse [simbolo di maternità] che il manifestarsi d’una vita possibile ma non vissuta da padre di famiglia, e via dicendo… mentre un’altra invece dalle dita e gambe lunghe e snelle (contrappuntate, nel tatto del suo passo vispo seppure un tantino inesperto, da un vestitino che sopra i fianchi faceva ballonzolare il suo bordo ondato) manterebbe vivo in noi il sogno di essere un pittore con la sua musa, immaginandoci disponibili le sue cosce salde in qualsiasi momento l’avessimo volute…; e in che, oltre la sofferenza a non poterle realizzare tutte queste possibilità*, si sprigiona una gioia immensa per le ricchezze della vita stessa, di cui esse, queste splendide fanciulle, senza rendendosene neppure conto, erano soltanto un magnifico portavoce.</p>
<p>Ma tutto questo, talun frammento<span class="note">2</span> di vite diversi e (im)possibili – ché, essi solo nella nostra visione alternandosi e mescolandosi, la ragione ben sa una escluda l’altra –, non mi sarebbe apparso così urgente se non mi fossi trovato in uno stato di continua agitazione, come non quando, per esempio, le avessi incontrate queste ragazze separatamente una dall’altra, camminando per la strada [‘istrada’]. Così la bellezza, tutt’altro che fatto positivo, costante e irremovibile, dipende in gran parte dallo stato di suscettibilità a riceverla da parte dello spettatore; ma dall’altro canto non è neppure del tutto soggettiva, concernente solo lui (me in questo caso); cosicché mi chiedo se questa situazione potesse essersi sviluppato nello stesso preciso modo in mia assenza, senza il mio occhio lì pronto ad accogliervela.</p>
<p>In quel piccolo teatrino che formavano (e come in un teatro vero, non farebbe senso se gli attori recitassero i loro versi venendo sul palco uno dopo l’altro; e men che meno conta cosa fanno loro nella vita, solo il loro <em>essere</em> simultaneamente davanti al pubblico), le sfumature nelle forme delle gambe della ragazza alta non fossero le stesse, senza accanto di loro il seno [‘scorto nella…’] della fanciulla piccola, e per il cui evidenziare le prime, il balzare della gonna faceva lo stesso come l’inchinarsi provvedeva alla forma del secondo: come i caratteri di una scrittura, che nel loro essere soli, sì, hanno una forma [pre]determinata, ma i cui dettagli sublimi cambiano notevolmente quando verranno composti insieme.</p>
<blockquote><p>Come fosse il loro raggruppamento un continuo spostarsi, un aggiungere qualcosa là, un sottrarre qualcosa da un altra parte. E ogni nuovo elemento arricchisce il loro fluido, è in grado di cambiare i dettagli sottili.</p></blockquote>
<p>E conviene dire, infine, che la squisitezza di queste gambe non avrebbe completata una bellezza mancante di niente, se non essendo stata anticipata dalla visione del seno d’un’altra: nello stesso modo come forse un’aria non può svilupparsi nel suo pieno senso senza essere preceduta dall’ouverture. E, del resto, non di più se il viso della fanciulla in proposito fosse stato più bello, anzi, la di cui imperfezione quasi vi lavorasse nel suo favore per due ragioni: prima, perché mi rendeva più plausibile la realizzazione del godimento della sua carne, prima ancora che queste gote e questa bocca, che ad egli davano un che di rattrapito nel mezzo, come una rosa chiusa<span class="note">3</span>, quando d’improvviso sbocciavano in un sorriso, mi avessero alluso come ad una certezza; secondo perché potesse servirsene la mia memoria più tardi come d’un punto di riferimento. Facendosì che la sua immagine nella mia memoria mi turbasse per settimane, come una fata nel sogno promettendomi una vita preclusa, ma senza essere sicuro, evidentemente, di poterla riconoscere in un possibile rincontro reale, cosa che pure desideravo (sebbene sapendo che, come in quella famosa di Morgana, non si trovi in essa cosa si cercha): come, del resto, l’aver dimentichato del tutto il trama di un sogno di mattina, non ci impedisce di volervi ricadere la notte prossima.</p>
<p>E mi veniva in mente più tardi il pensiero che forse quella diversificazione, quel essere così differenti di due bellezze, apparentemente così lontana una dall’altra (qui radunate in modo così ammirabile, ricongiunte nella freschezza della loro carnagione), fosse quasi un sistema della natura per magnificare ancora di più la sua creazione; come ci volesse dire: Vedi come è bella, ma se tu credi è l’unico modo, toh, te ne do un’altro! E invece di relativare la prima bellezza, di diminuire il suo effetto, non fa che innalzarla ancora ad un livello più alto: attraverso le sue [queste] variazioni, che forse altro non sono che lineamenti diversi modellantisi nel semplice gioco di ombra e luce, ma che per noi esprimono vite intere, componendosi e distruggendosi in un attimo.</p>
<blockquote><p>È questo che ci fa il desiderio; che qualcuno chiami «mutevole», ma è pur sempre quello che crea (vita).</p></blockquote>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>*Più grave ancora, quand’essa, una vita da prima sembrante inattuabile, d’un tratto, attraverso un cenno del capo o un sorriso timidamente abbozzato ci desse il chiaro segno che fosse lì lì per venir trasformata in realtà. Tant’è vero che la fonte di ogni sofferenza è quel che crediamo di non poter vivere, assicurato d’altronde solo nel caso della perdità d’una persona amata per la sua morte, di cui sappiamo non averne mai più la compagnia.</p>
<p>1 – Come credo, del resto, che una grande passione non ci colpisce quando ci troviamo in una situazione di vita tranquilla, dacché emerge di solito fuori da un’esperienza di perdità qualunque; di cui forza si servirà, travolgendola, sicché il di esso soggetto ne incorpora tutto quello che ci è stato tolto, come nel mio caso X*** si è appropriata nel suo corpo di tutta la luce dell’Italia.</p>
<p>2 – Frammentaria come l’ispirazione stessa che solo l’artista nella sua opera è permesso di congiungere, similmente come si raggiungono le sinapsi d’un cervello cui punti cruciali esso sa congiungere tramite l’arte del suo mestiere (con quella che si potrebbe chiamare «maniera»), altro che non nella vita reale. Perché chi rimproverebbe ad un <span class="author">Renoir</span>, dipingendo la sua giovane donna nel giardino [dell’«En été, etude»], che pur godesse della bellezza di un’altra?</p>
<p>3 – [Il viso:] Come avessero le distanze in esso non ancora raggiunte le loro giuste proporzioni finali, restavano ancora [una massa] palpabile. Non era quella bellezza che si sa ci affascina spontaneamente per sua grazia simmetrica di finitura (quasi glaciale come d’un porcellana fredda), ma davanti alla quale poi restiamo un po’ delusi perché non vi rimane niente per noi da compiere a finirla con degli ultimi tocchi immaginarii; e quel di lei essere «bisognoso» di noi, in deduzione a rovescio ci regalasse un tempo futuro, fittizio, al suo fianco [della fanciulla che lo porti]; o come percepissimo già un riflesso di quel dono finale che sa conciliarci con tutte le sue imperfezioni, e che cresce soltanto col tempo: cioè l’amore.</p>
[…] quello stato di intermedio che è terreno fertile per qualunque tipo di sviluppo e perciò utile alla creazione, come un grande artista [scrittore] è raro che nasce da una vita di totale povertà dove si vedesse di continuo costretto a combattersi per la sopravvivenza, ma è altrettanto raro che viene fuori da un ceto di estrema ricchezza rendendo fin da bambino l’ozio inutile ogni sforzo di [‘intromettersi’] nella vita, di cercarsi un posto suo da empiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, nel mio ricordo da quel incontro sopravvisse, presa il sopravvento sulle diverse oscillazioni incerti, la fanciulla dalle gambe lunghe e dalla vita un po’ goffa. Sebbene la nostra ragione sà di quanto ogni essere soffri attraverso una seconda visione la perdità di tante sue attrattive iniziali, ad essa sarebbe sempre rimasta quel mostruoso vantaggio segnatale dalla sua gioventù a determinare la visione di una possibile felicità, per me, al suo fianco; qualità quella che rendesse ferma al mare la sua barca, che sarebbe sempre spiccata tra le onde di un mare sommosso. Causa velata della mia predilezione per [del]le sue forme malferme che in sé stesse meglio esprimevano questo concetto.<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La Memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2016 06:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curve]]></category>
		<category><![CDATA[Fluidness]]></category>
		<category><![CDATA[Image]]></category>
		<category><![CDATA[Inspiration]]></category>
		<category><![CDATA[Memory]]></category>
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					<description><![CDATA[Talvolta la #memoria ci prescrive un’immagine così precisa che quando in un certo momento viene...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">T</span>alvolta</span> la <a href="https://frammenti.stefanseifert.com/tag/memory/">#memoria</a> ci prescrive un’<em>immagine</em> così precisa che quando in un certo momento viene fuori, cioè quando è scatenata da un’ispirazione, e mettiamo giù una curva o ci espriamo in una frase con un certo seguito di parole, di espressioni, dobbiamo stare molto attento a non cambiare troppo facilmente alcuni elementi che alla prima vista ci possano sembrare strano o meno adatto. E soprattutto quando elaboriamo queste cose (il che dobbiamo fare per precisare, per togliergliene dell’inutile), di non perdere quella <i>sfumatura</i>, che di solito è neanche (o forse soprattutto) a noi permesso di vederci. [scorgerci]
<p>Così l’artista impara a scrutare con cautela, a palpare le sue stesse espressioni; intuire dove c’è una cosa da sostituire, da ripensare (memorizzare!), perché bisognava metterlo nel processo con velocità, per non disturbare il fluire del contesto; ma ugualmente a rispettare al massimo gli elementi riusciti in altrettanta velocità.</p>
<p>Ho sempre pensato che in pochi campi della creazione elementi come velocità e incredibile lentezza si incontrano a pari livello come nel disegnare caratteri per la stampa.<br />
&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;<br />
In quanto ai sensi sono sempre degli strumenti per spiegarci la realtà: quella in cui ci fanno mettere un passo davanti all’altro con le nostre gambe. E quando attraverso di essi ci mettiamo in contatto con una persona che in seguito ci è dato di amare, loro non sono in grado di distinguere il livello della loro percezione, nel momento decisivo: è la memoria che fa questo. Dunque non c’è amore senza il ricordo.</p>
<blockquote><p>La sua capellatura prima apparsami d’un’oro così scintillante, una massa compatta e lucida, si prosciugava come uno di quei sassolini, cui bellezza, tirati fuori d’acqua a guardarli meglio, si perde fra un’attimo.*</p></blockquote>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>* Un riferimento alla famosa frase di <span class="author">Maurice Maeterlinck</span> tratta da <em>Le Trésor des humbles</em>, 1896 </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Frammenti</title>
		<link>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/frammenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Aug 2016 05:47:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ankle]]></category>
		<category><![CDATA[Detail]]></category>
		<category><![CDATA[Image]]></category>
		<category><![CDATA[Memory]]></category>
		<category><![CDATA[Woman]]></category>
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					<description><![CDATA[Infine, tutti questi ricordi non sono che le immagini, di cui tutto il tempo parliamo,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Infine, tutti questi ricordi non sono che le immagini, di cui tutto il tempo parliamo, – o meglio dire: i frammenti di <span class="quote_emphasize">un</span>’immagine, più grande e velata, tenuta in una memoria comune in tutti noi.</p></blockquote>
<p>E c’è solo un’unico modo di ricondurle ad essa (questa grande unità), risucchiarle tutte in un’unico punto, o dispiegarcele, come nel mondo dei giocattoli un modello a miniatura è perfettamente in grado – o, anzi con più verità – di simulare il funzionamento di un ingegno: e cioè in un <em>dettaglio</em> del corpo di una donna (in un punto; un labbro, una caviglia o che che sia).</p>
]]></content:encoded>
					
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