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	<title>Instinct &#8211; Fragments of Beauty</title>
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	<description>Typeface Works and Essays</description>
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	<title>Instinct &#8211; Fragments of Beauty</title>
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		<title>L’Inflazione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Aug 2017 18:37:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
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					<description><![CDATA[Una vera e propria inflazione delle loro bellezze caleidoscopiche, cui non dobbiamo dimenticare che ci...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">U</span>na</span> vera e propria inflazione delle loro bellezze <em>caleidoscopiche</em>, cui non dobbiamo dimenticare che ci è recato in gran parte dalla maniera in che si vestono. Quando in questa stazione spuntano sulle strade come i fiorellini sul vasto prato inondato dal sole e dal caldo.</p>
<p>E mi chiedevo come un non abile alla vista sentisse quei piedi lontani da lui di cui non gli poteva giungerne la vista<span class="note">1</span>, come fosse per lui quel avvampare di sensazioni nuovi che gli recasse la primavera qualcosa di più intimo, di meno <em>proiettato</em> all’esterno, come lo era invece per me. Io, che non ne afferravo più le vere cause di questi mutamenti, cioè il cambiamento dell’aria, il risvegliarsi nel corpo del suo ciclo riproduttivo: tutto per me precluso dalla «vista» come da uno sipario nel teatro, o forse come da quelle moderne tele di copertura, stampate, che si mettono sopra le facciate delle case in ristrutturazione al fine di darci l’immagine della casa finita mentre <em>di sotto</em> i muratori stanno edificando con vera malta, con vera polvere.<span class="note">2</span></p>
<blockquote><p>Forse era piuttosto il frusciare di un vestito nella brezza calda o il soffiare di una gonna di seta contro la sua mano quando una di queste fanciulle lo passasse da troppo vicino, oppure il vibrare delle loro voci più eccitate del solito, in grado di evocare in lui la sensazione rimastagli in memoria da quando aveva gustato il tocco del piede di una sua amante.</p></blockquote>
<p>Come in quella ignota poesia che lavora colle impressioni che abbiamo ricevute altrove nella vita, e di cui riusciamo immedesimarci come di quelli dell’autore d’un libro attraverso la tenerezza di una sua <em>parola</em>. (E solo i più eruditi lo sanno come pure il tipo di lingua e perfino la forma dei caratteri influenzano su di essa: come vi aggiungano i gesti e persino i morbidi movimenti delle labbra, senza che ve ne giunga alcun suono, mentre parla, altra tenerezza allo sguardo di una madre russa rivolta verso sua bella figlia – giusto sì, parimenti, solo quando ci fosse [la parola] consueta e non ci giunga attraverso segni indecifrabili di una scrittura totalmente diversa alla nostra.)</p>
<p>E se avessi avuto ancora un qualche dubbio se ciò fosse possibile bastava presentarmi di come un certo odore, senza che lo potessi del resto definirlo, o una brezza d’aria calda, potevano rievocare in me quelle sensazioni piacevoli che mi recavano un tempo le mie vacanze nel piccolo paesino d’Italia, perché in esso erano convocati i profumi di una carta di parete che i padroni di casa nella quale stavamo in villaggio usavano per coprir delle larghe scale di gesso nella camera da letto su cui posavamo la nostra biancheria, e di come ormai nel mio ricordo questi momenti mi apparivano più <em>veri</em> di quando li avevo vissuti in persona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>1 – Vista (ossia una tale dimostrazione furiosa di tanta bellezza) che pensavo, nei giorni cupi e di sentimenti oppressi, ci era concessa quasi per crudeltà, dato che ci era proibito di gustarla <em>tutta</em>; e da cui l’unico mezzo di salvataggio fosse una strana specie di solitudine nella quale mi ero scacciato fin dalla mia prima gioventù, e di cui magari un psicologo avesse da cercarne la vera causa. Presto, lì, in questo stato d’animo, il rimorso è atto a trasformarsi in una tristezza dalla quale risalirà di nuovo in forma d’un sentimento più <em>puro</em>: come il seme di una pianta mediocre portato dal vento in una lontana terra più fertile lì fa nascere un fiore più raro e unico. Ma, forse, è solo perché un valido rimedio a non soffocare di fronte ad una così traboccante varietà, nella quale, sì, avessimo da fare una scelta ma di cui ci è impossibile l’afferrarne l’<em>integro</em>, può consistere solamente nel sottrarsene del tutto, lasciarci libera nella nostra immaginazione una «via magica» fino ad esso, inesistente soltanto nella ‘realtà’. </p>
<p>2 – E che quindi queste sensazioni per loro sostituiscano quelle bellezze in crepuscolo, ovvero, piuttosto al contrario, per noi non siano che dei squallidi palliativi per qualche cosa ben più profonda e che ormai tendessimo a mancare di afferrare coll’istinto. </p>
<p><em>Strange little girl</em><span class="author"> – The Stranglers, <span class="fountain"><em>All Live and All of the Night</em></span>, 1988</span><br />&nbsp;</p>
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		<title>L’Adorazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2017 06:27:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adoration]]></category>
		<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Character]]></category>
		<category><![CDATA[Detail]]></category>
		<category><![CDATA[Instinct]]></category>
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					<description><![CDATA[Sorrideva tra sé e sé, quel tipo di sorriso che viene da un certo imbarazzo...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">S</span>orrideva</span> tra sé e sé, quel tipo di sorriso che viene da un certo imbarazzo d’accorgersi d’essere guardata, ma con ammirazione; così era ovvio che aveva capito quanto ne fossi stato colpito dalla sua bellezza. E ad ogni mio sguardo (voluto nascosto in un misto di rispetto e semplice curiosità) vi si aggiungeva qualche nuovo dettaglio che sensibilmente aumentava il mio dolore per non poterla godere nella sua nudità completa questa manifestazione della natura non infranto da nessun <em>carattere</em>; fuorché una più dolce gentilezza con la quale accoglieva i miei sguardi, giacché sembrava intuisse che vi fosse nella stessa misura della sua stessa bellezza tanto quanto della <em>mia idea</em> che me ne facevo, quindi la parte che prendevo io in quell’adorazione, capace di trasmutare anche l’oggetto stesso di quella passione, valeva a dire ella medesima. (Tutto questo lei intendeva benissimo a causa del suo istinto, senza trarne per sé da questa sapienza alcun merito personale – <em>«qu’elle adorable!»</em>)</p>
<p>E nei suoi sguardi (che indovinavo sarebbero stati carezzevoli se solo avessero trovato un loro bersaglio siccome mai si dirigevano direttamente verso di me) c’era altrettanto compiacimento che immancabilmente si desta in una persona rendendosi conto d’essere adorata, [che] di uno sfavillo dell’istinto materno, che, poiché io ne avevo parecchi anni più di lei, pareva rivolgersi esclusivamente all’attutire [acquetare], al quasi coccolare la mia sensazione di soffrire: sofferenza a cui la lieve ebrezza che si istallava tra di noi ella ben sapeva era solo uno stadio preludiante per me, come fosse questo sentimento preso via dalla sua presenza [bellezza] una cosa astratta e di cui sentiva un bisogno, a prescindere dalla persona a lei ignota in cui s’accresceva (cioè da me), e di più da essa quasi scioltasi, di prendersene cura.<span class="note">1</span></p>
<blockquote><p>Cui ritratti riecheggiavano innegabilmente in una o due ciocche dei suoi capelli staccatesi dalle ondulazioni, e che affiancavano un viso raggiante, per di più apparsomi in una prospettiva frontale, appiattita, quasi senza alcuna profondità.</p></blockquote>
<p>Passavano dei giorni in cui stavo pensando a quella splendida fanciulla, senza trovare le parole adatte che avrebbero potuto rendere giustizia alla sua grazia, persino inegualiata dalla <span class="author">Simonetta Vespucci</span><span class="note">2</span> credevo allora, né alcun altro modo di esprimere una tale bellezza limpida e pura. Finché ne trovavo un certo sollievo mentre stavo visitando una chiesa (la stessa chiesa dinanzi la quale sarei dovuto stare non molte settimane dopo, in seguito al aver saputo che la donna da me molto amata mi avrebbe lasciata per sempre per un altro); nell’ispirazione che mi davano i pilastri<span class="note">3</span> enormi di quella cattedrale, resi quasi vitrei dalla luce che ne sublimava la massicità infiltrandosi nella loro struttura sfaccettata, e chi mi rievocavano quella sensazione che avevo avuto osservando il suo corpo dalla struttura imponente, da quelle cosce sostanziose, da quelle parti inferiori delle gambe larghe che così ammirevolmente si avevano erette lungo la sedia su cui era stata seduta; e il quale tutto felicemente si aveva concluso in lei in una testa larga, quasi indiana, regnata da occhi verdi cristallino, vispi, trasparenti.</p>
<p>Quel sollevamento concessomi, d’altronde, era venuto del tutto inaspettato. Perché, infine, è anche da qui che un sollievo prende il suo nutrimento perché basti una scintilla, un nonnulla a fuor alzare i nostri sentimenti da una strada a senso unico, e, in gran parte, la consolazione stessa consiste così nel farsi avanti spontaneamente dello sapere (prima celato a noi: altrimenti il dolore non esisterebbe) che non ci sia sensazione a cui non ci sia un rimedio prima o poi; o almeno che non ci sia dolore che non verrà rimpiazzato da un altro, o nessun oggetto d’ammirazione non da un altro e così via. In tal modo allora, il dolore, consistendo nel non poter afferrare gli elementi d’una bellezza come era la sua, l’ansia di vederli disperdersi come dei frammenti irritrovabili, si placava.</p>
<blockquote><p>Infatti, forse è questa possibilità del cambiamento dell’«oggetto»<span class="quote_note">4</span> su cui la nostra passione si dirige, l’unica vera fonte di salvezza, l’unico rimedio di cui possano servirsi in tempo le nostre emozioni feriti, per esempio, da un amore negato o deluso. Persino quando vedessimo un altra donna che in circostanze normali non c’avrebbe suscitato nessun interesse, tanto per la sua mera esistenza, che a noi si rivela forse soltanto in un orecchio ben disegnato o un collo innest[at]o in modo armonioso alla soffice capigliatura bionda, ci ridarebbe la forza di passare un brutto momento. Così la bellezza, in questi casi ben lungi dal creare l’amore, può essere una consolazione, arrecarci un <span class="quote_emphasize">conforto</span>.</p></blockquote>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>1 – Del resto, credo che pure l’amore materno come ce lo fa vedere un <span class="author">Raffaello</span> sia una cosa alquanto meno strettamente diretto al suo palese oggetto, cioè un bambino, benché anche un’espressione, un rispecchio, quasi voglio dire un frutto di una passione più <em>generale</em>.</p>
<p>2 – Cui ritratti riecheggiavano innegabilmente in una o due ciocche dei suoi capelli staccatesi dalle ondulazioni, e che affiancavano un viso raggiante, per di più apparsomi in una prospettiva frontale, appiattita, quasi senza alcuna profondità.</p>
<p>D’altronde, credo che sia questo il più grande merito di <span class="author">Raffaello</span> che la bellezza delle sue madonne irradia un senso di consolazione. [<em>Mi davano conforto quelle facce non ancora rivolte verso di me</em>]
<p>3 – Und nicht zuletzt deswegen erschien mir jene Größe und Erhabenheit der Pfeiler tröstlich: nicht allein wegen ihrer formalen Ähnlichkeit zur empfundenen Größe des Körpers des Mädchens und ihrer aufrechten <em>Klarheit</em>, sondern wegen der Nähe, die sie mich empfinden ließen zu ihrem Architekten, der, genau wie ich, im Grunde einer sich nicht erfüllenden Liebe Ausdruck zu geben suchte. Das, was er zu schaffen im Stande war, kühlte unserer beider Leidenschaft auf eine geistige Weise.</p>
<p>4 – Qui s’esclude, però, l’amore materno perché è l’unico al cui è negato cambiare l’«oggetto», ovviamente.</p>
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