<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Grace &#8211; Fragments of Beauty</title>
	<atom:link href="https://frammenti.stefanseifert.com/tag/grace/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://frammenti.stefanseifert.com</link>
	<description>Typeface Works and Essays</description>
	<lastBuildDate>Sat, 18 Nov 2017 09:56:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.5</generator>

<image>
	<url>https://frammenti.stefanseifert.com/wp-content/uploads/2016/12/cropped-Homescree_icon-32x32.png</url>
	<title>Grace &#8211; Fragments of Beauty</title>
	<link>https://frammenti.stefanseifert.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Italian Beauty</title>
		<link>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/italian-beauty/</link>
					<comments>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/italian-beauty/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 05:33:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Elasticity]]></category>
		<category><![CDATA[Elegance]]></category>
		<category><![CDATA[Grace]]></category>
		<category><![CDATA[Line]]></category>
		<category><![CDATA[Parts]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.seifertfragments.de/?post_type=nor-essays&#038;p=2288</guid>

					<description><![CDATA[La sua era piuttosto un tipo di bellezza che gli Italiani sogliono circoscrivere con la...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="initial"><span class="cap">L</span>a</span> sua era piuttosto un tipo di bellezza che gli Italiani sogliono circoscrivere con la parola ‘<em>carina</em>’, e la quale sembra di pullulare tra le loro giovani donne intorno all’età dei vent’anni: da un corpo prevalentemente gracile, né troppo alto, né troppo piccolo, delicato nelle sue singole parti.</p>
<p>Se anche in quei visi sereni, confidenti di se stesse, a volte predomina un po’ troppo una certa rettangolarità, da un cranio quasi al mascolino, questa è, però, innocua ancora quando una pelle (quasi sempre leggermente abbronzata) vi si espande elastica e liscia. E neppure un naso appena appena incurvata non vi fa danni sotto di quelle sopracciglia piuttosto marcate, ma belle soltanto, giacché sono di un colore bruno e compatto e accentuano uno sguardo penetrante e fiducioso. Le mani di solito non sono fatte di dita troppo lunghe o fini, piuttosto un pochino tozze come di contadina, difetto però a cui rincorrono in aiuto braccia sottili e gambe snelle.</p>
<p>Sulla schiena, cui madri severe sembravano averle educate di portarla bella dritta e con dignità, si disegna una linea vertebrale ben visible e lunga finche sparisce sotto i capelli neri al di sopra la nuca.</p>
<blockquote><p>E quando colei, camminando con disinvoltura, si mette ad arruffarli [i capelli] e raccoglierli in nodo le due braccia affusolate sembravano formare due eleganti triangoli come guidate da un abile artista di teatro di marionette.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/italian-beauty/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Sedere</title>
		<link>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/il-sedere/</link>
					<comments>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/il-sedere/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2017 09:05:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grace]]></category>
		<category><![CDATA[Movement]]></category>
		<category><![CDATA[Youth]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/frammenti/?post_type=nor-essays&#038;p=2160</guid>

					<description><![CDATA[Spesso, quando tra noi e una cosa mettiamo una certa distanza, questa ne fa emergere...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Spesso, quando tra noi e una cosa mettiamo una certa distanza, questa ne fa emergere la sua vera essenza.</p></blockquote>
<p><span class="initial"><span class="cap">L</span>a</span> sua andatura ritmata, nella misura in cui irrimediabilmente allontanava da me la sua figura snella (non senza aver lasciato prima appena scorgere, nel varco tra le sue scarpe basse le quali evocavano in tratti un certo stile greco, essendo d’un chiaro blu marino e ornate di perle e sassi finti, e i pantaloni di una stoffa leggera, bruna chiara, quel tratto di pelle nuda sul dorso del piede che bastava a farsi immaginare quel che di lei era rimasta invisibile) s’accresceva di un’<em>eleganza</em> imprevista, imprevedibile e al cui centro v’era un sedere che, come a volte succede, sembrava dotato di una «fiducia in se stesso», manifestantesi soltanto nella la sua forma e la naturalezza del suo grazioso movimento: fiducia quale, del resto, la fanciulla per la sua età giovane, non poteva ancora possedere dalla vita; o forse come per quel dono universale, quella legge in alcune persone innata, che le rendono capace di vendere un abito eccessivamente costoso ad una donna della più alta società, e che invece rimarrà irraggiungibile per il loro stesso ceto.</p>
<p>E quel passo rapido e agile che lo movimentava, faceva ticchetare le sue due metà come fossero dei ingranaggi leggerissimi d’un «perpetuum mobile» del ’800 (cui ammirevole delicatezza agli uomini di allora, in cui ancora prevalse un certo romantico credo nelle loro capacità di inventiva sulla crudo sapere scientifico, ingannava il pensiero che, infine, ogni movimento ha il suo <em>prezzo</em> e c’è ne nessuno che non si ralenti prima o poi); una sopra l’altra, suscitando delle carezze nella stoffa sottile dei pantaloni, che per di più erano del tipo che offriva il vantaggio, non essendo del tutto aderenti ma neppure troppo larghi, di far rivelare non solo la forma, ma anche il moto del corpo, quale v’era sostenuto – come il contrappunto lo fa nella musica – dalla stoffa e dalle pieghe con le loro ombre e luci in un gioco vicendevole.</p>
<p>E questo fu, prima ancora che la giovinetta sparisse dal mio orizzonte, tristemente, ben più per me che un’osservazione marginale e interessante; si mischiava ad un acuto mio ‘antico’ dolore: come se non solo avessi perso (di vista allora in un doppio senso) il suo corpo adorabile, ma un pezzo della mia stessa giovinezza; e neppure quel vuoto lasciatone poteva essere colmato dal pensiero, che lei, forse in un altro luogo, in un’altra scena, vestita <em>in un altro modo</em>, non mi sarebbe parsa la stessa.</p>
<blockquote><p>E, insomma, quel passo era l’elemento <span class="quote_emphasize">costruttivo</span> come d’un opera d’arte lo è la combinazione di linee e assi (come i vecchi maestri usavano un raffinato intreccio di linee e figure solo per evocare, anzi, accendere nostra passione, tal era la natura dell’incrociarsi delle gambe e il sobbalzo che davano al suo torso sull’orizzonte), senza però limitarsi al suo «sujet», cioè quello di essere un movimento: era oltre che in grado di accattivare l’occhio dello spettatore, di evocare emozione e persino autoriflessione.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/il-sedere/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Concetto della Bellezza</title>
		<link>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/il-concetto-della-bellezza/</link>
					<comments>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/il-concetto-della-bellezza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[elementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2016 06:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Goddess]]></category>
		<category><![CDATA[Grace]]></category>
		<category><![CDATA[Image]]></category>
		<category><![CDATA[Mirror]]></category>
		<category><![CDATA[Renaissance]]></category>
		<category><![CDATA[Sensibility]]></category>
		<category><![CDATA[Woman]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/frammenti-della-bellezza/?post_type=nor-essays&#038;p=731</guid>

					<description><![CDATA[Il Concetto della Bellezza come lo vediamo nelle pitture del rinascimento è strettamente connesso all’elemento...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span class="initial"><span class="cap">I</span>l</span> Concetto della Bellezza</em> come lo vediamo nelle pitture del rinascimento è strettamente connesso all’elemento della fantasia. Cioè non solo la fantasia di chi la crea (il pittore o chiunque) ma anche di chi la guarda.</p>
<p>Il simbolo che spesso appare direttamente in quelle pitture del ’500 è lo specchio. Lo specchio che spiega o <em>contiene</em> la spiegazione che non sono le forme della donna pitturata a rivelare la bellezza ma l’<em>immagine in essa rispecchiata</em> (il «volto di dio»). Così anche la donna stessa diventa un concetto. È il più ampio contenitore di tutto ciò che all’uomo (generale – non si riferisce al maschio) appare di sensitivo, ben formato, sensibile che svela nello sguardo una dolce promessa: quella dell’eternità, del rinascere.</p>
<blockquote><p>Così tutto ciò che riusciamo a creare è obbligato legarsi alla forma femminile perché essa contiene la somma di tutto in sé. Se non corressimo dietro alla sua immagine, se non cerchassimo di rispecchiarci in essa, saremmo perduti nell’arbitrario.</p></blockquote>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Credo che non sia un caso che nella parola di origine greca «i<em>dea»</em> si nascondesse la parola <em>dea</em>.</p>
<p><em>«Si quid enim placet, Si quid dulce hominum sensibus influit, Debentur lepidis omnia Gratiis.»</em><br />
[«Infatti tutto ciò che piace, tutto ciò che lusinga i sensi dei mortali (= hominum sensibus), lo dobbiamo alle amabili Grazie.»]
<span class="author">Pindar</span>, <em>Odi Olimpiche</em>, XIV<br />
[<em>Saggi</em>, <span class="author">Montaigne</span>, II, p. 850]
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frammenti.stefanseifert.com/essay/il-concetto-della-bellezza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
